La manifestazione di Roma: esperienza e riflessioni da parte di uno studente che l’ha vissuta in prima persona (2° parte)

di Filippo Cantoni


E poi..il naso che inizia a bruciare, gli occhi che non riescono a stare aperti, il mal di testa martellante.

Un fumogeno lanciato da centinaia di metri di distanza con un lanciarazzi cade vicino a noi. Scoppia. Boom..

Subito la folla scappa impaurita, inseguita da un camioncino blindato dei carabinieri lanciato a tutta velocità sugli studenti. Sugli STUDENTI! E’ palese che questi i caschi non li hanno..

Vengo travolto. Scappo.

Ma siamo in troppi.

 

La via d'uscita è una. Ma noi siamo tanti, abbiamo le borse.

Due studentesse giapponesi non capiscono. Sono confuse, scappano anche loro.

Ci accalchiamo verso l'uscita di Piazza del Popolo.

Ci intasiamo.

Gli studenti che sono bloccati in fondo vengono aggrediti alle spalle dai poliziotti. Alcuni presi di forza, atterrati e bastonati.

Uno studente corre verso un'altra via d'uscita, rallentato dalla borsa. La sua corsa viene spezzata da un cestino della spazzatura.

Viene raggiunto da quattro agenti.

Lo atterrano e per almeno dieci secondi gli scaricano addosso con forza i loro manganelli.

Poi si spostano. Lo vedo. E' sfinito.

Un agente gli muove la testa con il manganello per vedere se risponde agli stimoli. Lo prendono e lo caricano sulla camionetta.

 

Francesco.

E' uno studente di astronomia, vive a Padova e, come tanti altri, è impegnato nell'attivismo studentesco. Sogna un'Università migliore. Per questo ha sacrificato una giornata agli studi per scendere a Roma.

Anche lui non riesce a scappare. Inciampa. Cade.

Viene raggiunto da quattro agenti in tenuta antisommossa. Lo colpiscono ripetutamente con i loro manganelli.

Inutile reagire, inutile provare a scappare. Sono sopra di lui e per le prossime ore saranno le uniche persone a contatto con lui.

Lo caricano sul blindato per portarlo in questura.

Durante il viaggio sono botte, calci, sputi dati con violenza ad un innocente. Incensurato.

Le prende di santa ragione.

Qualche ora dopo viene rilasciato senza alcun capo d'accusa.

 

Come lui, altri.

 

C'erano anche studenti violenti, i facinorosi, quelli che hanno distrutto le vetrine di alcune banche e imbrattato i muri di alcuni palazzi. Quelli che hanno dato fuoco ad automezzi e scagliato pietre, bottiglie, bastoni contro le forze dell'ordine. Erano la minor parte. La minor parte con cui NESSUNO di noi ha mai collaborato. La minor parte che NESSUNO ha arrestato.

 

I commenti di noi Studenti sono stati chiari: queste persone devono essere arrestate ed assicurate alla giustizia. I più coraggiosi di noi hanno provato a fermarli, ma si son presi insulti.

Per i violenti nessuna solidarietà da parte nostra, nessuna richiesta di scarcerazione, ma la richiesta di giudizio. Come è giusto che sia.

 

Per gli altri, per i molti altri picchiati e arrestati nonostante l'innocenza resta lo sdegno.

La rabbia per esser stato costretto ad alzare le mani come un delinquente rimarrà.

Le lacrime degli innocenti raggiunti da bombe lacrimogene hanno alzato il livello del Tevere.

Vergogna.

 

I duecentomila studenti che ieri hanno raggiunto piazza del Popolo condannano la violenza e condannano un governo che applaude ad una simile gestione delle forze dell'ordine.

 

Volevano strumentalizzarci, ma non ci sono riusciti. Sapete perché? Noi, anche senza polizia, andiamo avanti a lavorare per un’Italia seria!

 

Ad Annozero uno studente se ne va pacificamente a spiegare al ministro, on. La Russa, la versione dei fatti. Parole che la dicono lunga sul fatto che non ci faremo strumentalizzare.

E’ calmo e tranquillo. Parla di argomenti.

Parla di due anni di mobilitazione. Parla delle nostre proposte.

Viene fermato dal ministro, il quale risponde agli argomenti con: “Vergognatevi”, “Stai facendo un comizio” (!?!), “Stai zitto”.

 

Deve stare zitto.

 

Noi e il nostro buonsenso dobbiamo stare zitti.

Zitti capito? ZITTI!

 

Perché solo chi è al governo decide cosa è la verità!

 

Quindi non è vero che quello studente ad Annozero presentava pacificamente la situazione, è vero che deve stare zitto perché deve vergognarsi, perché è un black block, perché, perché, perché..

(http://www.youtube.com/watch?v=KqN6qwZdh4U&feature=player_embedded)

 

La verità, che non è più centro e limite della discussione per l’on. La Russa, ma che noi studenti, e se lo ricordi bene, teniamo come area di dialogo.

 

Un dato di fatto.

Il pacifismo che ha caratterizzato la manifestazione del 14 dicembre 2010, al mattino, era indiscutibile. La pacatezza dei toni che hanno accompagnato la marcia per le prime quattro ore di mobilitazione era incontestabile.

In due minuti tutto ciò è cambiato.

 

Ci chiediamo come mai?

E' possibile che 200.000 studenti di colpo si trasformino in violenti guerrieri?

 

I Black Block ci sono stati, li abbiamo visti, li condanniamo: ma non vengono da noi! Non li conosciamo.

 

Se poi ci sono stati studenti che si sono uniti ad essi nella violenza, beh, non condividono di certo il nostro modo di fare e di porci.

 

E oggi cosa resta?

Resta lo sdegno per la violenza, resta l'immagine di una città eterna trasformata in due minuti in un inferno di fuoco e fiamme.

Resta un governo che vuol tenere l'Italia nell'ignoranza, nell'incapacità di autocritica, legiferando a favore di se stesso.

Restano ministri che:

non-parlano-di-niente-ma-vengono-applauditi-da-chi-non-sa-nemmeno-cosa-abbiano-detto.

 

Resta anche il fatto che noi giovani siamo il cambiamento e per questo non molliamo.

Continueremo ad avanzare proposte e ad opporci a questo pseudo-regime.

Ridiamo ed andiamo avanti serenamente a lavorare, perché crediamo che le cose cambieranno. Presto. E noi vogliamo essere pronti a prendere in mano questo cambiamento.

Come? Con il nostro stile: libertà, giustizia e tanto, tanto lavoro quotidiano.

 

Se ci sarà bisogno scenderemo ancora in piazza, condannando, come è successo a Roma, la violenza.

 

Crediamo nel cambiamento e quindi ci proviamo.

Prendiamo atto che la democrazia in questo momento non è tale. Quindi è palese che bisogna ritornare alla vera democrazia, partendo da una classe politica diversa.

Siamo soli in questa lotta ma siamo in tanti, e l'immagine di un futuro corretto e uguale per tutti anima i nostri cuori. Un futuro che crediamo non sia poi così distante.

Continuiamo per la strada della giustizia, con un po’ di paura ma con molto coraggio.

 

Andiamo avanti, sorridendo a questa classe politica, buffa e violenta sopra ogni cosa.

 

Vogliamo fare dell’Italia un paese vivibile. Ora non lo è. Ma non scappiamo. Italia, siamo qui

 



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17/12/2010 17:51:00 | 0 reazioni | Invia ad un amico | Visualizza per la stampa | Copia il codice |





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