La manifestazione di Roma: esperienza e riflessioni da parte di uno studente che l’ha vissuta in prima persona (1° parte)

di Filippo Cantoni

 

 

Dopo due anni di proposte, idee, riflessioni, controproposte..siamo andati a Roma per manifestare al governo la nostra sfiducia. La sfiducia che vien dal basso. Da noi. Noi, la fiducia, no la diamo a loro.

 

Dopo essere andati a lezione, o dopo aver studiato per preparare gli imminenti esami, dopo aver vissuto un’altra normalissima giornata da studenti, dopo cena, dopo aver sistemato gli ultimi schemi, gli ultimi appunti, anziché andare a dormire, ci siamo vestiti, ben coperti perché fuori si tremava dal freddo, e ci siamo diretti in stazione per prendere l’autobus, organizzato da noi, per andare a Roma.

 

A Roma per dire ad un parlamento irresponsabile e viziato, lontano dai problemi dei suoi cittadini, che noi non ci stiamo.

Sacrificare una giornata, ovvero 8 ore di studio, per andare a dire all’Italia: siamo alla frutta! Non ci stiamo!

No. Così no!

 

Studenti di ogni Facoltà.

Sull’autobus ne ho conosciuti alcuni: chi preoccupato per l’esame che avrebbe avuto due giorni dopo, chi incerto del corso di studi scelto, chi meno preoccupato dall’Università ma appassionato alle sorti del suo paese, chi innamorato della sua morosa che voleva andare a Roma..

STUDENTI, normalissimi studenti, seri, impegnati, responsabili e soprattutto partecipi!

 

Per evitare discorsi superficiali, prima di parlare di quel che è accaduto a Roma, dedicherò qualche riga a parlare della mia esperienza con gli studenti, ovvero di chi sono per me gli studenti universitari, secondo quanto ho vissuto.

 

In questi due ultimi anni ho avuto la fortuna di seguire più da vicino il mondo universitario: l’attività di rappresentanza studentesca mi ha permesso di conoscere un’istituzione diversa da quella che ci viene presentata dai media (cioè da Minzolini, Mimun, Fede, Toti, Giordano, De Scalzi, Berlinguer).

Ho conosciuto l’attivismo studentesco che prima giudicavo negativamente, come forma di espressione violenta delle idee e strumentalizzata dai partiti.

Il mio carattere curioso mi ha imposto di avvicinarmi a questo mondo, per verificare le mie opinioni.

Così sono stato eletto nella rappresentanza studentesca, cosa che mi ha portato a collaborare con l’associazionismo studentesco universitario, oltre che con collettivi e centri sociali.

Ho conosciuto una realtà in cui, per carità ci sono anche gli “agitati” e gli estremisti, ma come sempre sono la classica “minor parte che ha maggior visibilità”.

Ho vissuto una realtà fatta di studenti che spendono il loro tempo per attuare i loro desideri rispetto ad un’Università migliore, in cui lo studio sia davvero un diritto per tutti!

Studenti altruisti in senso lato, che ascoltano anche la “matricola” meno informato e che non si innalzano su un piedistallo solo perché "hanno qualche carica", ma che usano la loro posizione per avvicinarsi agli altri, capire le loro necessità, provare ad attuarle.

Molti sono i servizi offerti a tutti grazie alla presenza di questi "studenti-che-si-sbattono" gratuitamente e nel nome dell'uguaglianza: consulenze, assistenza varia, informazioni, cineforum, corsi gratuiti, e anche momenti di allegria.

Hanno reso l'Università un luogo per uomini e donne normali, non per dottoroni e professoroni impeccabili, un'Università in cui tutti, in quanto uomini e donne posso studiare, perché l'Università è per tutti!

Parlo in particolare del Sindacato degli Studenti, in cui giovani animati da non ho ancora capito cosa passano le giornate a parlare di come migliorare la vita studentesca degli altri..e che accolgono “l’altro” con un motto di sottofondo: se ce l'ho fatta io puoi farcela anche tu!

Persone che danno fiducia e investono sugli altri.

E’ confortante trovare altri ragazzi che, come te, condividono questi valori!

 

Con studenti così siamo partiti per Roma.

 

Ci siamo andati per un buon motivo: portare nella capitale della Repubblica Italiana il nostro rifiuto per un governo lontano che dal 2008 a questa parte ha messo in standby la discussione circa i problemi del paese, che porta avanti disegni di legge nell'interesse di un premier decisamente poco altruista e di un parlamento “castizzato”.

In particolare siamo scesi a Roma preoccupati per il futuro delle nostre Università.

Università che viene comunicata come ente mangia soldi, in cui i baroni utilizzano i fondi pubblici per ripartirli tra familiari e persone a loro vicine.

 

Non è così. O meglio, non è tutto così!

La mente va alle nostre aule, agli studenti che prendono appunti, a quelli seduti sui gradini perché sulle seggiole non c'è posto. Va ai ricercatori che vanno in laboratorio, nonostante il freddo dell'inverno, vestiti con giubbotti "fine-serie", preoccupati per gli sviluppi delle loro ricerche ma anche di riuscire ad insegnare bene. Docenti improvvisati, pagati una miseria, ma che mettono l'anima in questo servizio per il quale devono interrompere il loro lavoro. Ricercatori che la Gelmini renderà precari, permettendo ai soli "amici dei rettori" di essere assunti come professori associati. Gli altri, se vorranno avere i soldi per andare a fare la spesa, saranno costretti ad andare all'estero.

Penso a quella parte di professori che credono nello studente, investendo su di esso, proponendo tesi all'avanguardia, o che si preoccupano che lo studente capisca ciò che studia più che collezioni crediti!

Un Università che forma uomini e donne con la U e la D maiuscola, un forte potenziale per lo sviluppo sociale, culturale e scientifico del nostro paese. Io ci credo.

Un'Università che insegna allo studente ad aprirsi all'altro, per cui l'appellativo "dottore", che conquisterà dopo il periodo di studi, vorrà significare "colui che sa", che sa sfruttare la sua conoscenza mettendola al servizio dei suoi concittadini. Noi ci crediamo. Noi crediamo in questa Università.

 

Questa è l’Università come la conosco io che ci vivo da ormai quattro anni.

 

Ebbene il 14 dicembre siamo scesi a Roma con queste idee, per dire a chi ci governa “Ma vi rendete conto di cosa state facendo? State consegnando l'Università nelle mani dei baroni, state limitando il diritto allo studio a chi ha i soldi, state uccidendo il sapere” e più in generale al parlamento “Visto che non vi ricordate degli italiani che vogliono lavorare, dei pensionati che non hanno i soldi per pagare il riscaldamento, delle famiglie che non riescono a pagare i mutui..è ora che lasciate il posto a chi vuol fare dell'Italia un paese vivibile!”.

Dirlo, comunicarlo, liberamente e senza paura di espressione.

Lo abbiamo fatto in modo pacifico.

Lo abbiamo detto in modo pacifico.

 

E così ci siamo trovati tutti quanti a Roma.

Non in un centro sociale, non in fabbriche abbandonate, non nell'oscurità della notte, ma alla Sapienza di Roma.

All'Università.

Alle dieci di una fredda mattina, scaldata dalla luce fioca di un timido sole invernale.

 

Tra di noi ci scambiavamo idee, commenti, proposte, scherzi, qualche risata (poche per la verità).

Era bello da vedere. Era bello vedersi.

Tanti, da tutta Italia.

Gruppi da Milano, Padova, Bologna, Roma, Firenze, Torino, Pisa, Chieti, Palermo, Urbino, Venezia, Brescia, Genova, Napoli gridando a gran voce: la fiducia non ve la diamo!

Perché voi all'Italia non l'avete data.

 

E così, mano nella mano, ci siamo diretti verso il centro.

Pacificamente.

Stupiti dalla nostra stessa numerosità.

 

La gente che guardava dalle finestre applaudiva. Noi salutavamo emozionati chiedendogli di unirsi a noi.

 

Siamo giunti ai Fori Imperiali, di fronte al palazzo da cui Mussolini settanta anni fa ammaestrava il popolo all'odio, all'intolleranza, alla guerra.

Tanti, sotto a quel balconcino. Liberi. Pacifici.

 

“Se è vero che noi siamo il futuro, stiamo cambiando l’Italia” ho pensato.

 

Così abbiamo proseguito per il centro storico, dove ci è stata data la notizia che un uomo, che aveva fatto della sua attività di leader politico una scusa per rimanere fuori dai tribunali, aveva ottenuto la fiducia per soli tre voti. Fiducia datagli da un parlamento fatto da uomini e donne di casta, i cui unici voti unanimi sono stati per l'innalzamento delle loro indennità economiche.

 

Parolacce? Violenza? Bombe? No.

 

Un solo grido: vergogna.

 

Ci sono studenti che ottengono la laurea e vanno a lavorare nei supermercati o negli autogrill..vergogna..

Ci sono padri di famiglia che non possono acquistare i libri di testo ai loro figli perché devono scegliere tra quello o la pastasciutta..vergogna..

Ci sono ospedali in cui per farsi una visita urgente bisogna aspettare mesi..vergogna..

Mezzi pubblici ridotti a rottami..vergogna..

Bambini e bambine che a Napoli vagano nei rifiuti..vergogna..

Gente che a Brescia muore di cancro per la presenza dell’inceneritore e nello stesso tempo a Treviso un’imprenditrice fa soldi differenziando i rifiuti e costruendo con gli scarti oggettistica varia..vergogna..

 

La fiducia..noi non gliel'abbiamo data! Noi non gliela daremo MAI!

 

Ci siamo spinti a Piazza del Popolo, per fare una grande assemblea finale, un grande parlamento dove avremmo parlato dei temi seri!

Voi statevene a Montecitorio a fare i vostri giochi politici, noi in Piazza del Popolo iniziamo a parlare di Italia!

 

Alla sera sui giornali si sarebbe letto di studenti pacifici e propositivi, studenti nuovi e diversi, non come quelli del ’78, pacati e forti, decisi a cambiare, animati da un sentimento di uguaglianza e soprattutto rispettosi della democrazia.

Questi sono di fatto gli studenti che per le prime quattro ore di manifestazione hanno sfilato per le vie di Roma.

Il giorno dopo avremmo letto sui giornali, negli approfondimenti, di studenti che da due anni lavoravano sodo per proporre al Ministro dell’Istruzione proposte alternative al DDL 1905

(per approfondimenti http://linkcoordinamentouniversitario.it/index.php?option=com_content&view=article&id=138:altrariforma-unalternativa-dal-basso-alla-gelmini&catid=36:approfondimenti&Itemid=67).

 

Avremmo letto delle loro idee!

Idee.

Avremmo letto di studenti con idee, che oltre a “stare a casa a studiare” hanno avuto il coraggio di fare proposte per un’Università nuova e giusta.

 

Cavolo, avremmo letto di studenti seri!

Studenti che da anni chiedono visibilità ai media, senza che nessuno risponda. Studenti che chiedono da tempo un confronto con il governo. Sempre negato. Onde poi sentir dire che sbagliano a manifestare.

Se il governo ci avesse degnato di ascolto, anche una sola volta, avremmo letto di studenti collaboratori, avremmo parlato democraticamente di diritti. Con il governo! Sempre negato ogni dialogo! Onde poi richiamarsi alla libertà..

 

Tutto ciò non si poteva mostrare agli italiani. Troppo pericoloso. Troppo nuovo!

 

Non si poteva. Non si poteva perché gli studenti devono rimanere i soliti, caldi, violenti, corrosi dall’odio per le istituzioni, perditempo. Dovevano sfigurare.

 

Ed è l’unica cosa che posso pensare: dopo quattro ore di manifestazione pacifica non mi spiego la violenza che d’un tratto ha trasformato la nostra manifestazione in qualcosa di triste.

 

Non si sa come, non si sa da dove.

Sono arrivati i Black Block.

 

Li avevamo dimenticati a Genova nel 2001. Non se ne era più sentito parlare.

La vigilia di martedì ecco che in televisione vengono rispolverati. Si temono infiltrazioni dei Black Block..

Black Block? E chi sono?

Ah già..Genova..certo..si cavolo, speriamo di no! Ma dopo Genova non erano scomparsi? Beh comunque speriamo di non averci a che fare!

 

Arriviamo in piazza del Popolo. Tranquilli. Pacifici.

 

Di colpo il caos.

Eccoli, con i caschi neri, i bastoni in mano, gli scudi di legno. Tirano bottiglie e sassi.

Sono davanti, non li vedo benissimo perché occupano solo le prime file. Confondo i loro caschi con quelli della Guardia di Finanza.

Non si capisce bene.

Devo dire che sono curioso e così sto a guardare.

Nel frattempo un mio amico viene aggredito da altri di questi Black Block perché va ad intimargli di lasciar stare un bancomat.

“Siamo studenti, la violenza non fa per noi”, dice. “Che cazzo vuoi stronzo?”, gli rispondono questi che nessuno conosce.



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17/12/2010 17:44:00 | 0 reazioni | Invia ad un amico | Visualizza per la stampa | Copia il codice |





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