La Rete Antimafia..di Brescia !?!

Non avremmo mai voluto fondarla, ma la presenza mafiosa ci ha costretti!

di Filippo Cantoni

 

Mafia. Certo! La Mafia! Ma si..cosa nostra, la ‘ndrangheta, la camorra! Quella che da decenni tiene in pugno il sud Italia.

 

Si c’è anche quella.

 

Ma non parlo di quella.

 

Parlo della Mafia di Brescia, del Lago di Garda in particolare: Mafia sul Lago.

Nella regione dei colletti bianchi, le cosche sono così radicate da aver battezzato con il nome “La Lombardia” il loro “locale” ed hanno preso il Lago di Garda come loro base operativa.

Alcune persone muoiono. Muoiono di Mafia anche a Padenghe sul Garda.

Qualcuno vede la propria vita rovinata perché sul Lago qualcuno vuol controllare i locali notturni, la prostituzione, la droga..

Proprio quei locali che ogni giorno i gardesani incontrano nei loro quotidiani spostamenti.

Passano davanti agli stessi luoghi per la cui esistenza qualcuno ha perso la vita..eppure non si preoccupano, forse non lo sanno nemmeno, forse hanno perso interesse.

Come mai?

La risposta è semplice.

Sul Lago di Garda, come altrove, la popolazione delega la lotta alla Mafia.

La delega appunto a chi dovrebbe sorvegliare. E grazie a questa delega le preoccupazioni si quietano, l’interesse cala, e ci si abitua..a convivere con la Mafia che tanto è controllata da altri.

E in questo modo cala il silenzio sulla questione.

E proprio li dove cala il silenzio la Mafia brinda contenta. Contenta di essere entrata nel dimenticatoio comune.

Un silenzio grave. Perché è proprio quel silenzio che ha permesso alla ‘ndrangheta di imporre il suo tentacolo nel Basso e nell’Alto Garda.

Si.

Ci sono riusciti.

Alcuni night della costa meridionale del Benaco, i giri di droga, le speculazioni edilizie, i rapporti con le pubbliche amministrazioni e con le forze dell’ordine..ci sono riusciti. Ci sono.

 

Proprio in questi giorni a Brescia si sta svolgendo un processo che vede undici persone alla sbarra, alcune delle quali affiliate alla cosca Piromalli-Molè, Calabria.

A Brescia, per affari conclusi sulle sponde del Lago.

IL NOSTRO! Diamine, CASA NOSTRA!

 

Eppure l’opinione pubblica non sente la vicinanza con la Mafia, non si sente coinvolta, è distratta..finché la Mafia non busserà alla porta. Per chiedere soldi, o per comprare silenzio.

 

A Padenghe risiedeva uno ‘ndranghetano. Per anni ha mangiato, dormito, telefonato, passeggiato per Padenghe. Silenzio.

Eppure di persone che abitano a soli cento passi dalla casa di Padenghe di Fortugno ce ne sono tante. Anche a meno di cento passi.

 

Farsi i fatti propri.

 

Al sud si parla di omertà, al nord di disinteresse: le vittime non cambiano di sostanza. Il risultato è uguale.

Donne costrette a vendersi sulle nostre strade, si, le strade della “brava gente”.

"Se son belle vanno nei night, se son brutte finiscono sui marciapiedi", sembra si stia parlando di bestie da macello.

I marciapiedi dove di giorno le mamme di Desenzano passeggiano con i figli, o dove i nonni portano i nipoti per dare il pane alle anatre.

Non a Palermo, non a Brancaccio. A Desenzano, Padenghe, Peschiera, Sirmione..

 

E poi noi.

Giovani del Lago di Garda, giovani di Brescia, giovani bresciani. Giovani, studenti, lavoratori, fidanzati, fidanzate, occupati, disoccupati..

In una mattina di novembre ci siamo scontrati con la realtà: la ‘ndrangheta a Brescia. Per caso. Assistendo ad un processo di cui non conoscevamo nemmeno l’esistenza.

Fuori dal Tribunale di Brescia parlammo con un collaboratore di giustizia e leggemmo il terrore nei suoi occhi. Aveva paura di aver parlato.

"Oh ragazzi, ‘sto qua ha paura di parlare..ma è pazzo?"
"Dai nom, va denter e dighe chel che te völ, te fa nient nisù"
"Quello è pazzo, GUARDA CHE QUI SIAMO A BRESCIA!! Oh..mi hai sentito? Dai nom va denter!"

 

"Non posso, vi rendete conto che ho trovato bombe molotov fuori da casa mia..a Roncadelle?"

"Questi ammazzano."
 

Poi entra.

"Vostro onore, lei con queste domande mi sta mandando al macello..."

"Un mio socio mi disse di stare attento perché sul Lago comandavano loro."

"Bruciai la discoteca perché ero costretto a farlo."

"Dato che non avevo più soldi per pagarli, fui costretto a lavorare per loro.."

 

E poi i suoi occhi terrorizzati.

Tramite quegli occhi abbiamo fatto conoscenza con la ‘ndrangheta del Lago di Garda.

 

Prima lo sapevamo per sentito dire, ma distratti dalle mille cose da fare non avevamo focalizzato il nostro impegno sulla questione. Su questa che è una priorità da sradicare nella terra delle “brave persone”.

Ora lo sappiamo: voltare le spalle alla questione è gesto da complici..e non siamo complici.

Per questo abbiamo fondato la “Rete Antimafia di Brescia”.

Siamo giovani del Garda che vogliono guardare al Lago come a un paradiso da godere e tutelare. Non vogliamo viverci con la consapevolezza che sia terra d’affari insanguinati. Affari mafiosi.

Giovani normali, con una normale necessità di giustizia.

Il Lago dei bresciani, dei veronesi, dei trentini, della “bella gente” che ora, purtroppo, è meno bella. Perché la gente per essere bella non può far finta di niente! Non ci può nemmeno convivere!

 

Il silenzio uccide. Davvero.

Il silenzio ha già ucciso..e secondo qualcuno ucciderà ancora.

Dove? Nel Basso Garda.

Perché? Perché ci sono di mezzo i soldi, molti soldi. Affari grossi. Tanto grossi da coinvolgere anche le forze dell’ordine. Questo quanto emerso al processo in corso.

 

Quindi perché una Rete Antimafia a Brescia?

Perché quando si sa che la Mafia costruisce illegalmente o fa prostituire una donna a poco più di cento passi da casa tua..non puoi far finta di nulla.

Perché a noi giovani spetta il compito di costruire il futuro qui sul Lago di Garda. E vogliamo un futuro giusto, trasparente, felice e non insanguinato.

Perché la ‘ndrangheta non fa per noi. E non farà per i nostri figli.

Perché è arrivata l’ora in cui i gardesani, i bresciani, i lombardi devono sapere e non solo sentire. Brescia può dimostrare davvero una volta per tutte di essere la provincia della bella gente. La gente bella dentro perché lontana da giri di droga, prostituzione, armi..la leonessa che ruggisce giustizia!

Ci stiamo incontrando periodicamente davanti al tribunale di Brescia per informare i bresciani dell’esistenza di un processo. Un processo che coinvolge mafiosi nella nostra amata città.

Il primo..

Ognuno di noi proviene da diverse associazioni. Diverse. Ma accomunate dalla necessità di giustizia nella provincia che credevamo giusta e pura, lontana da questioni del genere.

Stiamo facendo rete convinti che libertà voglia dire partecipazione.

Partecipare assieme alle cose belle, così come alle cose brutte e ingiuste: assieme, in modo trasparente, alla ricerca della limpidezza che il basso Lago sembra aver scordato negli ultimi anni.

Con noi persone e giovani diversi con storie diverse..uniti..sul Garda..contro la Mafia.

Ad ognuno è esteso l’invito ad unirsi per creare un rete sempre più ampia, che possa pescare il pesce dell’illegalità, prima che sia tanto furbo da sfuggire alle maglie della giustizia.

 



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13/12/2010 14:40:00 | 0 reazioni | Invia ad un amico | Visualizza per la stampa | Copia il codice |





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